Siamo i ragazzi della classe IV D del Liceo classico "G. D'Annunzio" (Pescara).
Partecipiamo a questo concorso perché abbiamo un interesse comune : quello di dar voce alle nostre opinioni sui principi della Legalità e della Libertà. I nostri lavori sono coordinati dalla prof.ssa Annapaola Giansante e con lei aderiamo ai progetti presenti a scuola (incontri con studiosi e referenti delle forze armate civili).

giovedì 7 aprile 2011

Il mondo unito contro tutti i suoi nemici...

 
L'attacco aereo contro gli Stati Uniti dell'11 Settembre 2001 ha colpito il mondo intero, che si è sentito sconvolto, impaurito, offeso, ma, ancor più, profondamente solidale con le vittime. Nelle "Torri Gemelle" del Word Trade Center di New York lavoravano, infatti, persone di nazionalità e fedi diverse. E' stato un attacco a tutta l'umanità e tutta l'umanità deve reagire per sconfiggere il terrorismo che la minaccia. L'unico organismo idoneo a guidare la lotta contro il terrorismo internazionale è l'ONU, che ha la legittimità, le istituzioni e la capacità di adottare le misure necessarie per sradicare questa piaga. Esistono, dunque, nemici comuni per tutto il genere umano, e devono essere sconfitti, ma sarebbe sbagliato identificarli in base a una nazionalità, una cultura o una fede religiosa. Molti sono già gli strumenti legali disponibili contro la violenza terroristica, ma questa battaglia contro l'odio e il fanatismo si combatte anche sconfiggendo l'ignoranza, la povertà, la malattia, impegnandosi cioè a creare una comunità mondiale più giusta e generosa.
L'economista africano Kofi Annan (Kumasi, Ghana, 1938), ha operato a lungo come funzionario delle Nazioni Unite e nel 1997 ne è stato eletto Segretario Generale. Il suo impegno si è indirizzato verso il rilancio dell'organizzazione e della sua immagine presso l'opinione pubblica, attraverso un rafforzamento delle attività per lo sviluppo e il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, per la promozione dei diritti umani e dei valori universali di eguaglianza, tolleranza e dignità dell'uomo, per la lotta contro l'Aids e il sostegno ai Paesi del Sud del mondo. Nel 2001, come rappresentante delle Nazioni Unite, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace.
   Annan, il 22 Settembre 2001, parlò dell'attacco terroristico alle Torri Gemelle, dicendo: " I terroristi che hanno attaccato gli Stati Uniti l'11 Settembre hanno mirato a una nazione, ma hanno colpito il mondo intero. Raramente, forse mai, il mondo è stato così unito come quel terribile giorno. Si trattava di un'alleanza nata dall'orrore, dalla paura, dall'oltraggio, e da una profonda solidarietà con il popolo americano. Questa alleanza mondiale era anche il riflesso del fatto che il World Trade Center, in questa città così unicamente internazionale, era residenza di uomini e donne di ogni fede, provenienti da più di 60 Paesi. Si è trattato di un attacco contro tutta l'umanità, e tutto il genere umano deve avere interesse a sconfiggere le forze che lo hanno scagliato. Le Nazioni Unite devono avere il coraggio di ammettere che così come ci sono scopi comuni, ci sono nemici comuni. Per sconfiggerli, tutte le nazioni devono unire le loro forze, in uno sforzo che coinvolga tutti gli aspetti del sistema aperto, libero e globale così diabolicamente utilizzato dai responsabili delle atrocità della scorsa settimana. Le Nazioni Unite godono di una posizione unica per mettere in atto questo sforzo. Esse dispongono della sede più idonea a costruire un'alleanza universale, e possono assicurare una legittimità globale alla risposta a lungo termine contro il terrorismo. Le assemblee delle Nazioni Unite già dispongono dell'organizzazione legale necessaria a realizzare molte delle misure che devono essere messe in atto per sradicare il terrorismo, comprese l'estradizione, la persecuzione a giudizio dei colpevoli e la repressione del riciclaggio di denaro sporco. E' essenziale che la risposta globale al terrorismo non spezzi l'unità nata l'11 Settembre. Il mondo deve comprendere che ci sono nemici comuni a tutte le società, ma deve al tempo stesso comprendere anche che i nemici non sono definibili tali in base alla loro appartenenza a una religione o per la loro provenienza. Nessun popolo, nessuna religione, nessun Paese deve essere considerato un bersaglio per le indescrivibili azioni di alcuni individui. Il terrorismo minaccia tutte le società. Mentre il mondo si prepara ad agire contro di esso, a tutti noi è stata ricordata la necessità di capovolgere le situazioni che consentono la crescità di un simile odio e di simili azioni malvagie. Dobbiamo affrontare la violenza, il fanatismo e l'odio con una risolutezza ancora maggiore. Il lavoro delle Nazioni Unite deve continuare, e nello stesso tempo dobbiamo impegnarci a favore delle tragiche conseguenze dei conflitti, dell'ignoranza, della povertà, della malattia. Farlo non rimuoverà ogni fonte di odio, non servirà di prevenzione ad altri atti di violenza. Ci saranno sempre coloro che odiano e uccidono, anche se si fosse messa la parola fine ad ogni ingiustizia sulla terra. Ma se il mondo sarà in grado di provare che intende proseguire, che persevererà nella creazione di una comunità internazionale più giusta, più generosa, più genuina attraverso tutte le frontiere religiose e razziali, allora il terrorismo sarà sconfitto."

giovedì 31 marzo 2011

Il Bullismo...

Il Bullismo è un fenomeno sempre più diffuso nelle scuole elementari e medie. Il termine bullismo è la traduzione italiana dall'inglese "bullyng" ed è utilizzato per designare i comportamenti con i quali un singolo o un gruppo, ripetutamente, fa o dice cose per avere potere o dominare una persona o un altro gruppo. Il termine "bullyng" include sia i comportamenti del "persecutore" sia quelli della "vittima" ponendo al centro dell'attenzione la relazione nel suo insieme. Il bullo prova piacere nel disturbare, insultare, picchiare o danneggiare nelle cose la "vittima" e continua anche quando è evidente che la vittima sta molto male ed è angosciata. Gli aspetti fondamentali del bullismo sono:
- intensità e durata: il bullismo è diverso dai dispetti, dalle zuffe o dalle risse che normalmente avvengono nel cortile della scuola, continua per un lungo periodo di tempo e la quantità di prepotenze fa diminuire la stima di sè da parte della vittima;
- potere del "bullo": il bullo ha maggior potere della vittima a causa dell'età, della forza, della grandezza o del genere (ad esempio maschio più forte della femmina). Il bullo a volte riesce ad esercitare il suo potere non solo perchè è più grande o più forte, ma perchè spesso altri ragazzi si alleano con lui per proteggere se stessi;
- vulnerabilità della vittima: la vittima è più sensibile degli altri coetanei alle prese in giro, non sa o non può difendersi adeguatamente e non sempre ha delle caratteristiche fisiche o psicologiche che la rendano più incline alla vittimazione.
L'asimmetria delle forze rende sempre più probabile il ripetersi dell'aggressione e rende sempre meno pari i coetanei: ovvero il bullo diventa sempre più potente rispetto alla vittima. La ricerca mostra che i ragazzi subiscono atti di bullismo più spesso da parte di un singolo individuo, mentre le ragazze da parte di gruppi di individui. Non c'è alcuna differenza nel numero dei ragazzi e delle ragazze soggetti ad atti di bullismo. I bambini generalmente sono soggetti ad atti di bullismo nei primi anni della scuola primaria e nei primi anni della scuola secondaria;
- mancanza di sostegno: la vittima si sente isolata ed esposta, spesso ha molta paura di riferire gli episodi perchè teme rappresaglie o vendette. La grandezza della scuola, se è una scuola pubblica o privata, maschile o femminile oppure mista, non incide in modo significativo sulla frequenza degli atti di bullismo;
- conseguenze: il danno per l'autostima della vittima si mantiene nel tempo e induce la persona ad un considerevole disinvestimento nella scuola e, talvolta, alcune vittime diventano a loro volta aggressori.

martedì 29 marzo 2011

23 Maggio - La Nave della Legalità

Nell’ambito del percorso di educazione alla legalità, promosso in tutte le scuole per condurre i giovani al rispetto dei valori in cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno fortemente creduto, ogni anno viene bandito il concorso “La Nave della Legalità”, che, mediante il confronto tra gli studenti, esorta costoro a un’approfondita riflessione e sensibilizzazione dei propri coetanei sui temi della legalità e della lotta alle mafie, attraverso processi creativi e produttivi. Il numero di studenti partecipanti all’iniziativa è costantemente cresciuto, a riprova della sempre maggiore crescita degli allievi, che partecipano sempre più coralmente all’accaduto. Momento conclusivo del percorso sono i giorni 22 e 23 maggio, giornate durante le quali gli studenti che hanno partecipato al concorso salpano sulle “Navi della Legalità”, a bordo delle quali incontrano i rappresentanti di Istituzioni ed Enti di vitale importanza nel processo di lotta alle mafie e partecipano a numerosi eventi. Le due navi sono dirette a Palermo, dove allievi e insegnanti vengono accolti dagli studenti siciliani in Aula Bunker e nelle piazze della città – dove sono allestiti i “Villaggi della legalità” - per celebrare l’anniversario della Strage di Capaci.  Il pomeriggio del 23 maggio due cortei delle scuole partecipanti sfilano lungo le strade del capoluogo siciliano per testimoniare l’unione di tutti gli studenti italiani nel ricordo dei due personaggi divenuti l’emblema della lotta alla mafia.

lunedì 28 marzo 2011

Criminalità e Legalità

L'intervista che leggerete è stata fatta dagli studenti del Liceo Classico "G. Vico" di Napoli al professor Francesco Barbagallo, docente di Storia Contemporanea all'Università di Napoli "Federico II". Egli esprime la propria opinione sul tema: "Legalità, criminalità e Mezzogiorno".

Studentessa: Per quanto riguarda Stato e "anti-Stato", quindi l'inserimento della criminalità organizzata all'interno dello Stato, non sarebbe più giusto parlarne a livello nazionale, anzichè solo del Mezzogiorno?

Barbagallo: Il problema è più grave nel Mezzogiorno, perchè ci sono aree dove ci sono stati uno scarso sviluppo economico, una scarsa organizzazione sociale e una larga disoccupazione. Queste sono le aree dove è dimostrato che la criminalità attecchisce più facilmente, perchè, di fronte alla scarsezza di possibilità di lavoro e a una massa consistente di abitanti, cresce la possibilità di delinquere. Purtroppo questa è una costante antica del Mezzogiorno, in particolare nell'area siciliana con la mafia (Cosa Nostra), nell'area campana con la camorra e nell'area calabrese con la 'ndràngheta. Naturalmente la criminalità c'è anche nelle altre regioni d'Italia. purtroppo è attecchita di più nelle parti meno sviluppate, anche se oggi la criminalità è molto evoluta sul piano della modernizzazione e quindi ha capacità di relazioni internazionali.

Studentessa: Penso che la criminalità e la cosiddetta "zona grigia" nel Mezzogiorno siano incrementate in parte anche dagli abitanti del Nord, per esempio quando comprano qui sigarette di contrabbando.

Barbagallo: Gli intrecci tra Nord e Sud sono intrecci strettissimi, dal momento dell'unificazione nazionale in avanti. Quindi non c'è una questione meridionale separata dai problemi del resto del Paese. Sul piano dei comportamenti criminali, purtroppo, c'è da dire che questi sono diffusi in tutta Italia. Abbiamo avuto esempi molto gravi negli anni Ottanta, gli anni della ricostruzione dopo il terremoto, quando furono per prime le ditte che venivano dal Nord, imprese che venivano addirittura dai confini, a stringere rapporti con le organizzazioni camorristiche: in questo caso furono imprese settentrionali che cominciarono a lavorare con la camorra.

Studentessa: Secondo Lei, in che modo e in che misura la fragilità culturale ha determinato lo sviluppo e il rfforzamento delle organizzazioni criminali?

Barbagallo: Questo è un punto fondamentale. La criminalità si fonda sul bisogno e sulla scarsa acculturazione. E quindi è chiaro che, per combattere questo fenomeno alla radice, a parte la repressione che è il momento finale, bisogna partire dalla base, cioè dalla famiglia e dalla scuola. Quindi diffondere l'istruzione, diffondere modelli di comportamento non criminali, dare prospettive di lavoro. Tutto questo si costruisce nel corso dei decenni e dei secoli. Bisogna partire da questo. Purtroppo noi siamo ancora in ritardo su tutti questi punti: lavoro, acculturazione,modelli di comportamento legali.

Studentessa: Se la criminalità organizzata è stata ben inserita nello Stato o comunque è connivente con esso, qual'è stata la merce di scambio offerta allo Stato per ottenere un tale risultato?

Barbagallo: Lo Stato, nella nostra vicenda nazionale, da una parte ha combattuto le organizzazioni criminali, dall'altra, come impresa, ci si è alleato e ha fatto anche affari. Quindi il rafforzamento delle organizzazioni criminali, negli ultimi decenni,è dipeso anche dal fatto che da una parte lo Stato ha combattuto la criminalità e da un'altra parte o l'ha tollerata o addirittura vi ha collaborato.

Studentessa: Si è parlato ripetutamente, anche in questa sede, del bisogno di educare la popolazione meridionale alla legalità, proprio per sconfiggere fenomeni che partono dal basso, come per esempio il contrabbando. Ma io mi chiedo: molta gente vive di attività illecite e non avrebbe, altrimenti, altre possibilità di sostentamento. Come si può debellare questa mentalità se lo Stato non crea un'alternativa?

Barbagallo: Questo è un problema drammatico. La soluzione è difficile e l'impegno deve essere costante, bisogna fare sforzi immani per cercare soluzioni, a partire appunto dalle iniziative economiche, che riescano a produrre lavoro, a diffondere la legalità anche tra coloro che non hanno questa situazione di partenza, cioè non si trovano in queste condizioni. Perchè purtroppo l'illegalità da tempo sta facendo proseliti dovunque, anche tra coloro che dovrebbero rappresentare l'élite della società, i cui comportamenti sono ancora più censurabili dei criminali, perchè si comportano peggio dei criminali, avendo invece dei ruoli che dovrebero essere di direzione, sia dello Stato che della cosiddetta sociatà civile.

Studentessa: Quale potrebbe essere il progetto per limiare l'abbandono scolastico, che poi incrementa la microcriminalità e il lavoro nero minorile?

Barbagallo: Questo è un altro problema drammatico che nella nostra città è particolarmente vivo. Su questo sono impegnati gli insegnanti, ai quali bisogna riconoscere uno spirito di sacrificio notevolissimo, perchè ci sono situazioni oggettivamente disperate. I bambini che vivono in contesti criminali è estremamente difficile scostarli da questo tipo di comportamenti, di atteggiamenti, di valori. Occorre un tipo di intervento su diversi livelli: modificare i modi di pensare è la cosa più difficile, bisogna costruire dei valori positivi e sradicare valori e modelli di comportamenti negativi. Bambini che si trovano in condizioni di disagio totale dovrebbero essere innanzi tutto tolti dal disagio. Il punto, però, è assumere un atteggiamento chiaro e deciso, non venire mai a patti co la criminalità, con l'illegalità. Purtroppo questo forte senso della legalità non esiste nella misura in cui dovrebbe esistere.

domenica 27 marzo 2011

Vivi la vita...

La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, accettala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
LA VITA E' LA VITA, DIFENDILA.

( Madre Teresa di Calcutta )

 

giovedì 24 marzo 2011

"Pensa" - Fabrizio Moro

Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perchè hanno denunciato
Il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
Di faide e di famiglie sparse come tante biglie
Su un'isola di sangue che fra tante meraviglie
Fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie
Di una generazione costretta non guardare
A parlare a bassa voce a spegnere la luce
A commentare in pace ogni pallottola nell'aria
Ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
Con dedizione contro un'istituzione organizzata
Cosa nostra... cosa vostra... cos'è vostro?
E' nostra... la libertà di dire
Che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano...
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perchè in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no... non è solo un'illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa


La canzone di Fabrizio Moro “Pensa” tratta di una tematica importantissima, che è sempre esistita e continuerà ad esistere:la mafia. Significativo è l’inizio “appunti di una vita”,hanno scritto sul libro della storia del genere umano, sono stracci di vita vissuta. Fabrizio ha scritto questa canzone dopo aver visto il film della vita di Falcone e Borsellino. L’aggettivo “ignorato” vuol sottolineare il fatto che questa problematica molto spesso trascurata e evitata soprattutto da chi dovrebbe occuparsene cioè lo Stato. Lo stato non è convinto a combattere e quindi si è creata una sorta di convivenza. Definisce appunto “guerra” quella che lo stato dovrebbe cercare di vincere contro la mafia. Definisce colore che hanno almeno tentato di lottare dei grandi e quasi come una sorta di domanda si chiede se siano angeli o uomini. Sono angeli perché hanno dimostrato di non aver paura ma uomini perché hanno fatto solo il loro dovere cosa che tutti dovrebbero fare e non lo fanno. Allude con le parole “fra limoni e fra conchiglie” alle bellezze della nostra isola, terra e mare. Dalle parole successive si può ben capire che si riferisce all’omertà che la mafia impone. Con le parole “figli e figlie” ci da l’idea di un’isola matrigna che uccide i propri figli e ciò fa da collegamento con le attuali vicende di cronaca. I puntini di sospensione usati diverse volte fanno da elementi di passaggio tra le bellezze e la crudeltà. Utilizza numerosi sensi, quasi a fare una sinestesia. Forti sono le parole “E’ nostra la libertà di dire”; questo è il messaggio principale. Segue un avverbio”semplicemente” che attribuisce superficialità, sembra quasi addolcire un po’ il testo. Sono presenti numerose anafore: ”pensa” ripetuto molte volte e numerose frasi ritornano più volte. Utilizza inoltre numerose volte “con la testa fra le mani” frase che tende a sostituire il verbo principale della canzone (pensa). I due aggettivi “intatte e reali” evidenziano il grande contributo che ci viene dato dalle parole dei grandi che non svaniranno mai. In questo paese tutto è legato a un evento o a una raccomandazione, poche volte le persone riescono a fare quello che vogliono nella vita, e che la libertà invece dovrebbe essere legittima per ognuno di noi. Ci sono stati altri uomini che hanno sacrificato le loro vite nella lotta contro le ingiustizie uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra in nome della speranza e della libertà, è una canzone che parla di coraggio, ma soprattutto di amore per il prossimo

lunedì 21 marzo 2011

XVI Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Il 21 Marzo 2011 alle ore 17.00 alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità di P.zza Castelnuovo 13 a Palermo, e in contemporanea in tante piazze d'Italia, Libera organizza una lettura dei nomi e dei cognomi dei caduti per mano mafiosa.Hanno già dato la loro adesione diverse associazioni, realtà antimafia e cittadini che si stringeranno al dolore dei tanti familiari di "Libera Memoria".Una nuova occasione, all'interno delle celebrazioni della "XVI Giornata Nazionale della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie" in programma sabato 19 Marzo a Potenza per ricordare che le vittime innocenti delle mafie sono tante, morti perché, con coerenza, hanno cercato di svolgere il loro dovere. Insieme per non dimenticare che mantenere viva la Memoria è una questione di rispetto, di impegno e di responsabilità.
Anche gli studenti del Presidio Scuole Libera Palermo celebreranno la XVI Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie presso le proprie scuole. Lunedì 21 marzo dalle ore 9.00 sono state programmate le seguenti attività: visione di film, dibattiti e incontri con parenti delle vittime e rappresentanti delle istituzioni. La mattinata si chiuderà con la lettura dell'elenco delle vittime di mafia.

Potenza al fianco delle vittime innocenti, contro le mafie e la corruzione
Sono stati circa 80 mila i partecipanti alla 16/a Giornata delle memoria in ricordo delle vittime delle mafie, che si è svolta a Potenza. Il corteo è stato aperto da Filomena Iemma e Gildo Claps - la madre e il fratello di Elisa, la studentessa potentina di 16 anni scomparsa il 12 settembre 1993, il cui cadavere e' stato trovato il 17 marzo 2010 nel sottotetto di una chiesa.
21 marzo 2011 - Lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, da sedici anni Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie, promossa da Libera e Avviso Pubblico. In centinaia di piazze, scuole, consigli comunali, sedi di associazione domani si riuniranno migliaia di persone per leggere l'elenco delle oltre 900 nomi di vittime delle mafie.
Per il bene comune i corrotti restituiscano ciò che hanno rubato
La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l'economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica.
(http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1)

"Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l'educazione alla legalità democratica, l'impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall'Eurispes tra le eccellenze italiane.

Cos'è il 21 marzo?
Dal 1995 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.